Comune di Cupramontana

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LA MEZZADRIA

Contadini davanti alla casa colonica

 

Il paesaggio marchigiano, così come i suoi vini e la sua cucina, derivano da una storia contadina importante. A Cupramontana, come in tutte le Marche, il mondo contadino era il mondo della mezzadria.

La mezzadria era il contratto agrario in base al quale un proprietario o affittuario terriero (concedente) assegnava al socio-colono un podere idoneo alla produzione agricola, già dotato di abitazione per la residenza stabile del coltivatore (ricevente) e della sua famiglia.

Il colono si impegnava a lavorarlo e partecipava con i familiari alle spese di gestione e agli utili nella misura del 50%.

In Italia il primo contratto accertato risale al 9° sec., ma fu solo nel 12° secolo che la mezzadria divenne la forma contrattuale largamente prevalente nella Pianura Padana, nell’area tosco-umbro-marchigiana e minoritariamente presente anche nelle zone collinari delle altre regioni centrosettentrionali.

Nel dopoguerra si ebbe una rapida decadenza della m. non solo per le spinte in direzione della coltivazione diretta dei poderi, che alcuni pensavano di espropriare e assegnare ai mezzadri, ma anche per il crescente rifiuto dei contadini a risiedere nelle vecchie case coloniche, spesso senza elettricità e acqua corrente.

 

IL SISTEMA AGRICOLO MEZZADRILE

Contadini nei campi

 

Questo duro e arcaico sistema di gestione dei terreni che interessava quasi tutto il territorio marchigiano, dai piedi dell’Appennino fino ai limiti delle città costiere, è stato interrotto solo negli anni ’70 dalla legge 756/1964.

Gli ultimi contratti di mezzadria sono stati trasformati in contratti di affitto negli anni ’80.

Il podere era un sistema economico chiuso, autarchico. Si produceva tutto ciò che era possibile in loco, in particolare per ciò che riguardava l’alimentazione, limitando gli acquisti al minimo indispensabile.

I campi erano alternativamente coltivati a cereali e foraggio per l’alimentazione della famiglia e del bestiame. Nei campi, ogni 8–10 metri le coltivazioni foraggere o cerealicole erano inframmezzati da un singolo filare di vigneto appoggiato spesso ad alberi da frutta, oltre ad alberi di olivo sparsi.

L’alternanza di campi e filari di vigneto sostenuti da noce, ciliegio, melo e altre piante contribuiva preservare il terreno dai rischi di frane e smottamenti.

Di fianco alla casa mezzadrile era sempre presente un orto da cui attingere verdura di stagione.

Nelle stalle c’erano 4–5 tra vacche per il latte, buoi per tirare l’aratro, 1 o 2 vitelli, qualche maiale, qualche pecora per il formaggio, galline, anatre e oche per le uova o per la carne, conigli da nutrire con l’erba che si raccoglieva nei prati.

Il letame era prezioso ed economico concime per i campi e per l’orto. Impatto ambientale e inquinamento vicini allo zero, perfettamente ecosostenibili.